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             Incontro del 13 dicembre 2018

 

AD  ALTA  VOCE     abbiamo letto     Cerini Santo Nicola

DI COSA PARLA?

Della notte di Natale di alcuni senzatetto. Nei pressi della Stazione centrale imbiancata, uno di loro, il Secco, accende un fuoco in un vecchio bidone per scaldarsi; rimasto poi a corto di combustibile raccoglie dei cartoni fra i quali trova una scatoletta con una scritta particolare: CERINI DI SANTO NICOLA. Ravvivato il fuoco, uno dopo l’altro lo raggiungono altri diseredati che gli si fanno intorno. Mentre parlano tra loro, il Secco tira fuori la scatola di cerini, ne accende uno e, dopo aver guardato la sua fiamma, si sente improvvisamente loquace e fantasioso e comincia a raccontare di una sua strana notte di Natale del passato. E così faranno tutti gli altri con storie bizzarre e singolari che tra le righe parlano di consumismo, quantità, solitudine, miti contadini. L’ultimo a parlare è l’ultimo arrivato, proprio Santo Nicola – progenitore del ‘consumistico’ Babbo Natale – che narra la sua storia di emigrazione che lo ha portato a riconoscere che l’unica vera ricchezza è la parola che si dona all’altro. Egli saluterà il gruppo regalando a tutti “i cerini della buona favella” tanto che i ricchi passanti, ormai privi di dialogo, elemosineranno parole proprio dai pezzenti.

CHI E’ IL LETTORE DE “I CERINI DI SANTO NICOLA”?

Il testo è un insieme di racconti rivolto a tutti, ma che non tutti leggerebbero forse agevolmente. Vinicio Capossela, essendo un autore immaginifico, rende estremamente fantastica la narrazione che pare molto distante dalla realtà a causa delle immagini usate. Eppure sono proprio queste stesse immagini, come quella della quantità di elettrodomestici ammucchiati, a renderla molto vicina alla nostra vita di tutti i giorni. Infatti, riprendendo la forma narrativa del Decameron di Boccaccio, i vari racconti che si succedono vanno letti tutti in chiave allegorica perché è con questi che Capossela analizza e critica la società del nostro tempo. Quindi tutti possono leggere questo racconto, ma solo il lettore un po’ più attento può coglierne il senso.

LE FRASI DA RICORDARE

Così l’affare dei desideri l’ho lasciato a Babbo Natale, che a lui gli riesce meglio. Mi sembra più capace, più organizzato! E poi io dei desideri non mi fido! E ve lo dico! Fate attenzione a quello che desiderate, capace che poi magari si avvera! Io per me mi sono tenuto soltanto questi cerini, così illuminanti… e momentanei! Che accendono la fantasia e donano la loquenza. Sembrano poco, ma non glieli ho lasciati. Li tengo per me, … e il regalo qual è? La buona favella, che è brutta la povertà di non sapersi parlare, ed è ricchezza che non si compra, ma va tenuta curata, che se no le parole ti lasciano e si resta soli… e soli non è meglio che malaccompagnati! Perché siete voi il regalo uno dell’altro…

Con queste parole proferite da Santo Nicola, Capossela ci permette di riflettere su tutto il nostro tempo e su cosa sia davvero importante. Il consumismo ci soffoca: siamo sommersi dalla quantità e siamo schiavi delle marche, ci sentiamo soli quando non proviamo neanche a cercare gli altri. “Meglio soli che malaccompagnati” dice il proverbio, ma Santo Nicola lo smentisce perché la vera ricchezza siamo noi, è il prossimo, il tempo che passiamo con qualcuno, sono le nostre parole. Dobbiamo essere noi ad accendere i cerini di Santo Nicola, ma come possiamo farlo se abbiamo in mano costantemente uno smartphone? Posiamo un attimo il telefono, accendiamo il nostro cerino e doniamoci a qualcuno perché soli con nemici virtuali non è meglio che malaccompagnati da amici reali.

COME COMINCIA?

Era una notte di Natale, fredda e deserta attorno alla stazione monumentale: il Secco per scaldarsi dal freddo aveva acceso un fuoco dentro un bidone di lamiera, dentro bruciavano foglie, legni e cartoni. La neve era venuta improvvisa e nessuno circolava, soltanto i tranvai affondavano nel freddo arancione procedendo ovattati. I ristoranti cinesi avevano luci colorate come alberi di Natale, dal retro delle cucine uscivano vapori e dal davanti rari clienti, con quei loro dragoni di carta nascosti nelle tasche. Nessuno era rimasto in città in quella sera di Natale tranne qualche straniero di terre lontane e calde. La luce vagamente giallastra riflettendosi sul bianco di neve riempiva il grande piazzale. Nella stazione i binari arrivavano alle banchine deserte come tante rose recise e fuori erano quelli impigliati fra i binari senza né partire né restare: i gravitanti del movimento monumentale.

E DOPO LA LETTURA?

Dopo essersi ‘ripresi’ dal ritmo serrato di immagini, accompagnate, se si vuole, dalla voce dello stesso Capossela e dalla sua musica, non si può far a meno di riflettere sulla sfida proposta al lettore, sul senso del racconto e sulla direzione presa dalla nostra società. Poi, non rimane che seguire il consiglio di Santo Nicola.

Francesco Romano

Natale libri

 

 

 

  Il Gruppo di lettura augura un Sereno Natale

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