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              Incontro del 30 aprile 2019

 

AD   ALTA VOCE  abbiamo letto Costituzione It

DI COSA PARLA?

Di noi e della nostra storia. E del difficile ma affascinante mestiere di cittadino.

La Costituzione della Repubblica italiana è un testo normativo ma conoscere la sua storia e la sua composizione è come leggere il romanzo dell’Italia che riparte dal secondo dopoguerra. Con i suoi 139 articoli e le 18 disposizioni transitorie e finali, entra in vigore il 1° gennaio del 1948, una volta approvata dall’Assemblea Costituente il 22 dicembre 1947 e promulgata con la firma di Enrico De Nicola il 27 dicembre del 1947. Controfirmano: Il presidente dell’Assemblea Costituente Umberto Terracini; il Presidente del consiglio dei ministri Alcide De Gasperi. Visto: il Guardasigilli Giuseppe Grassi.

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                Incontro del 21 marzo 2019

AD  ALTA  VOCE   abbiamo  letto  La strada per Roma

DI COSA PARLA?

Di Guido Corsalini, un giovane urbinate, particolarmente provato dal difficile clima dei primi anni ’50 del secolo scorso, così tanto da sentirsi oppresso nella sua città natale e da decidere di fuggire. L’intero romanzo è ambientato negli anni immediatamente prima del benessere, quelli ricchi di speranze, amori, illusioni e turbamenti che caratterizzarono un’intera generazione, di cui Guido è portavoce. Studente universitario prossimo alla laurea, egli si ritrova a riflettere, insieme al suo migliore amico Ettore, su laceranti perplessità, legate alla sua vita futura e, in particolare, alla professione da svolgere. Insieme vivono, con atteggiamento opposto, la fine della gioventù e l’inizio dell’età adulta. Il primo deciderà di andar via dalla città natale, il secondo di rimanerci. Altro “personaggio” fondamentale è proprio la città di Urbino che, con la sua aria di attesa, con i suoi palazzi, la sua gente, fa da sfondo alle azioni e ai pensieri tormentati dei protagonisti. Le sue strade s’incrociano con quelle di Roma, città ideale per Guido, nella quale decide di rifugiarsi e in cui riesce, alla fine del romanzo, a trovare una stabilità interiore e a completare il suo cammino di crescita fatto di partenze, ritorni e ripartenze.

E’ l’ultimo romanzo di Paolo Volponi, ma potremmo dire anche che è il primo che ha scritto e poi lasciato da parte, per più di trent’anni, per una futura pubblicazione, avvenuta solo nel gennaio 1991 anno in cui si aggiudicò il premio Strega.

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Incontro del 7 febbraio 2019

 

  AD  ALTA  VOCE    abbiamo letto   La grande foiba   e  La parola ebreo 

DI COSA PARLANO?

“LA FOIBA GRANDE” (pubblicato nel 1992) è un “romanzo storico” nel quale l’autore inserisce le vicende di personaggi inventati. Infatti, egli fa della tragedia che travolse gli italiani che vivevano sul confine orientale della penisola alla fine del secondo conflitto mondiale lo sfondo della sua narrazione. Carlo Sgorlon racconta la tragica vicenda di Benedetto Polo e della gente di Umizza, un immaginario paesino dell'Istria, dominato e popolato, nel corso degli anni, da austriaci, italiani e slavi che da sempre hanno convissuto tranquillamente.

Tutti sono costretti a subire i tragici effetti degli eventi successivi allo scoppio della seconda guerra mondiale. E quelli dell’arrivo nei loro territori delle truppe titine, che seminano terrore gettando nelle foibe i loro precedenti dominatori e i loro oppositori in genere. Chi riesce a sopravvivere lascia le sue terre per cercare altrove una vita migliore.

"LA PAROLA EBREO" ripercorre l’infanzia di Rosetta Loy nella Roma che passa dal fascismo alla resistenza.

Al racconto dei momenti di vita serena e innocente della ragazzina, dei suoi familiari e dei suoi conoscenti, si alterna la documentazione dei fatti storici, in modo particolare di quelli riguardanti la follia delle leggi razziali e il dramma della persecuzione degli ebrei.

Rosetta esprime le sue sensazioni e il suo modo di vedere la realtà da bambina, compresi gli ebrei che frequentano il suo ambiente, ma rimane sempre inconsapevole della loro situazione. Solo da grande, durante la stesura del libro, affronterà tutte le tragiche informazioni di ciò che avvenne al di là della sua famiglia: la campagna antisemita, la guerra, lo sterminio, l'atteggiamento indifferente di una certa Chiesa.

Nell'ultima parte del libro, pubblicato nel 1992, riflette sul destino degli ebrei che aveva conosciuto e che non aveva mai "visto" fino in fondo, personaggi che nessuno cercò di aiutare: perché non ci si preoccupò di loro? Perché non ci fu solidarietà? Si sarebbe potuto fare qualcosa?

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             Incontro del 13 dicembre 2018

 

AD  ALTA  VOCE     abbiamo letto     Cerini Santo Nicola

DI COSA PARLA?

Della notte di Natale di alcuni senzatetto. Nei pressi della Stazione centrale imbiancata, uno di loro, il Secco, accende un fuoco in un vecchio bidone per scaldarsi; rimasto poi a corto di combustibile raccoglie dei cartoni fra i quali trova una scatoletta con una scritta particolare: CERINI DI SANTO NICOLA. Ravvivato il fuoco, uno dopo l’altro lo raggiungono altri diseredati che gli si fanno intorno. Mentre parlano tra loro, il Secco tira fuori la scatola di cerini, ne accende uno e, dopo aver guardato la sua fiamma, si sente improvvisamente loquace e fantasioso e comincia a raccontare di una sua strana notte di Natale del passato. E così faranno tutti gli altri con storie bizzarre e singolari che tra le righe parlano di consumismo, quantità, solitudine, miti contadini. L’ultimo a parlare è l’ultimo arrivato, proprio Santo Nicola – progenitore del ‘consumistico’ Babbo Natale – che narra la sua storia di emigrazione che lo ha portato a riconoscere che l’unica vera ricchezza è la parola che si dona all’altro. Egli saluterà il gruppo regalando a tutti “i cerini della buona favella” tanto che i ricchi passanti, ormai privi di dialogo, elemosineranno parole proprio dai pezzenti.

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Incontro  dell’8 novembre 2018

    AD  ALTA   VOCE  abbiamo letto    Il giorno della civetta

DI COSA PARLA?

Di un omicidio di mafia. Di un’indagine poliziesca che, attraverso lo schema dell’inchiesta, propone una storia ambientata in Sicilia, terra tanto bella e famosa quanto rovinata e tormentata da tutto ciò che ha sempre riguardato la mafia. E’ la trasposizione letteraria di un fatto realmente avvenuto, ovvero l’omicidio del sindacalista Accursio Miraglia, assassinato dalla mafia a Sciacca nel gennaio del 1947.

Il capitano dei carabinieri Bellodi, ex partigiano di Parma, - personaggio ispirato al Comandante dei Carabinieri di Agrigento, Renato Candida - assolutamente nuovo a tutto il meccanismo che regola il mondo mafioso, si occuperà del caso con determinazione e senso di giustizia. La sua pista lo porterà a contatto con l’omertà, il doppiogioco e, fenomeno di cui tanto si parla ma di cui poco ancora si sa, lo stretto, strettissimo legame tra Stato e Mafia. Fa riflettere la sottile critica mossa da Sciascia: nel periodo di stesura del romanzo (1960-1962), lo Stato Italiano, nonostante diversi documenti ne attestassero la presenza, negava fermamente l’esistenza della mafia. Bellodi riesce a individuare l’omicida e i suoi mandanti, ma tutti vengono presto rilasciati. Anche la stampa s’interessa ampiamente al caso, tanto che si apre un dibattito in Parlamento, alla presenza dello stesso Bellodi. Le pressioni politiche dall'alto, però, condurranno non solo all’archiviazione del caso, ma addirittura all’affermazione che la mafia è un’invenzione dei comunisti e che in realtà il delitto è solo un caso di infedeltà coniugale. La mafia, che in passato operava in segreto, come la civetta che è un animale notturno, ora è più pericolosa perché agisce in piena luce, di giorno, anche grazie a complicità politiche:      “… come la civetta quando di giorno compare” è l’epigrafe del romanzo [tratta dall’Enrico VI di Shakespeare].

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